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Specie legnose

Pellet di betulla

La betulla è la latifoglia meglio descritta nelle fonti su cui si basa questo sito, con misurazioni di potere calorifico, azoto e ceneri della corteccia. Questi dati permettono di spiegare in che cosa il legno di latifoglia differisce da quello di conifera, e quanto piccole siano queste differenze.

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La betulla come materia prima

La betulla è una latifoglia comune, particolarmente importante nei boschi dei Paesi baltici. Il suo legno è chiaro e relativamente omogeneo. Alla produzione di pellet possono andare sia i sottoprodotti della lavorazione della betulla sia il legno di tronco. Entrambi i gruppi di materia prima (residui dell'industria del legno chimicamente non trattati e legno di tronco) sono ammessi nella classe ENplus A1[1].

La betulla può essere l'unica materia prima oppure uno dei componenti di una miscela. La specie non è un'indicazione obbligatoria sul sacco ENplus[2], perciò la composizione della materia prima va chiarita con il produttore o il venditore.

Betulla, pino e abete rosso in cifre

Lo studio finlandese del VTT contiene misurazioni per la betulla pubescente, il pino e l'abete rosso, e permette così di confrontare una latifoglia con due conifere secondo gli stessi criteri.

La betulla a confronto con pino e abete rosso: misurazioni VTT
ProprietàBetullaPinoAbete rosso
Potere calorifico, sostanza secca, MJ/kgcirca 18,6–18,719,3119,05
Potere calorifico con umidità dell'8%, MJ/kgcirca 16,9–17,0circa 17,57circa 17,33
Azoto, % s.s.0,08–0,1circa 0,05circa 0,05
Ceneri della corteccia, % s.s.1,601,702,34–2,80

Fonte delle misurazioni: VTT Technology 272[44]; riguardano legno di tronco e corteccia, non un pellet specifico. La riga «con umidità dell'8%» è un calcolo redazionale con la formula indicata nello stesso studio.

I valori sul tal quale, anche per la betulla, restano sopra il minimo ENplus di 16,5 MJ/kg[1], anche se con un margine minore. Il VTT spiega il vantaggio delle conifere con il maggiore contenuto di lignina e resine[44]. Una curiosità riguarda la corteccia: in queste misurazioni la corteccia di betulla aveva il contenuto di ceneri più basso tra le tre specie. Questo non cambia la conclusione generale del VTT, secondo cui le latifoglie contengono più ceneri delle conifere[44], né il fatto che la corteccia ne abbia sempre molte volte più del legno.

Che cosa significa in pratica

Potere calorifico: la differenza c'è, ma è piccola

Tra betulla e pino la differenza sulla sostanza secca è di circa 0,6–0,7 MJ/kg, cioè del 3–4%. Per confronto: se lo stesso pellet ha un'umidità del 6% invece che del 9%, il suo potere calorifico sul tal quale aumenta di circa 0,6 MJ/kg (calcolo redazionale con la formula VTT)[44]. L'umidità di un determinato lotto può quindi contare quanto la specie. Lo si può verificare nell'articolo sull'umidità e con il calcolatore della sezione calcolatori.

Azoto: più alto, ma sotto il limite A1

La betulla ha all'incirca il doppio dell'azoto di pino e abete rosso (0,08–0,1% contro circa 0,05%)[44]. L'azoto si traduce in emissioni di ossidi di azoto, per questo ENplus lo limita allo 0,3% nella classe A1[1]: il legno di betulla pulito rientra in questo limite con ampio margine. Maggiori dettagli nella pagina cloro, zolfo, azoto.

Da dove viene il legno di betulla

La betulla è una delle specie principali nei Paesi baltici. In Lettonia è la specie dominante sul 30% della superficie forestale[54], in Estonia sul 29,9% della superficie dei popolamenti, un po' più del pino[55], e in Lituania rappresenta circa il 16% della provvigione legnosa[56]. La betulla cresce anche nei boschi della Polonia e di altri Paesi della regione. Maggiori dettagli sul mercato baltico nella pagina Paesi baltici.

La FAO ricorda che i valori tipici del legno di latifoglia come gruppo sono circa lo 0,3% di ceneri e 19,0 MJ/kg sulla sostanza secca senza ceneri[45]: le misurazioni VTT sulla betulla si inseriscono bene in questo quadro.

Come verificare un pellet di betulla

Domande frequenti

Il pellet di betulla ha un potere calorifico più basso di quello di pino?

Sulla sostanza secca di poco: il VTT indica circa 18,6–18,7 MJ/kg per la betulla contro 19,31 MJ/kg per il pino, cioè una differenza dell'ordine del 3–4%. Una differenza di 2–3 punti percentuali di umidità modifica il potere calorifico del pellet in misura simile.

Il pellet di betulla può avere la classe A1?

Sì. Il contenuto di azoto del legno di betulla (0,08–0,1%) è sì più alto che nel pino e nell'abete rosso, ma nettamente sotto il limite A1 (0,3%). Come per ogni pellet, decidono la pulizia della materia prima, la quota di corteccia e il processo produttivo.

  1. [1]

    ENplus® ST 1001:2022 — ENplus® wood pellets – Requirements for companies (2ª edizione) (si apre in una nuova scheda)

    European Pellet Council / Bioenergy Europe, DEPIapprovato il 18/06/2025, in vigore dal 01/01/2026Schema di certificazioneconsultato il: 11/09/2026

    Allegato A, tabella 4 (valori limite) e tabella 5 (materia prima). Limiti identici a quelli della 1ª edizione; il metodo di determinazione dei fini è passato alla ISO 5370.

  2. [2]

    ENplus® ST 1003:2022 — Usage of the ENplus® trademarks – Requirements (2ª edizione) (si apre in una nuova scheda)

    European Pellet Council / Bioenergy Europe, DEPIin vigore dal 01/01/2026Schema di certificazioneconsultato il: 11/09/2026

    Punto 7.2.3, tabella 3 — indicazioni obbligatorie sul sacco.

  3. [44]

    Alakangas E. et al., Properties of indigenous fuels in Finland (VTT Technology 272) (si apre in una nuova scheda)

    VTT Technical Research Centre of Finland2016Fonte scientificaconsultato il: 11/09/2026

  4. [45]

    Krajnc N., Wood Fuels Handbook (si apre in una nuova scheda)

    FAO2015Fonte scientificaconsultato il: 11/09/2026

    Tabella 10 — valori tipici secondo la CEN/TS 14961:2010.

  5. [54]

    Latvian Forest Sector in Facts & Figures 2023 (si apre in una nuova scheda)

    Ministero dell'Agricoltura della LettoniaDati pubbliciconsultato il: 11/09/2026

  6. [55]
  7. [56]

I contenuti sono un'elaborazione redazionale basata sui documenti indicati. I valori limite vanno sempre confermati nell'edizione vigente della norma o del documento dello schema di certificazione.

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